5.20.2012

le parole che non ti ho detto [cit.] i numeri che non vi ho contato

1
gelato alla fragola e cioccolato che cola, sfogliando una rivista della pimpa con il vestito a fiori rosa e rossi e i capelli a caschetto, sorridendo fortissimo, urlando pianissimo

2
salto, corro, salto, corro, salto, salto, salto. lo prendo fiduciosa, un braccialetto verde che non va via, scritte sbiadite, parole ingiallite

3
sbirciare bisbigliando, annuire a quel che altri dicono, chinare il capo contemporaneamente. uscire senza speranze a cavallo di una bici malata

4
le parole che non ho detto, il male che mi hai fatto

5
ritagliare pagine desuete seduti con i piedi penzolanti dietro barriere visibili e invisibili, e aspettare un treno

6
un cassetto troppo alto in una notte afosa in cui riporre l'ultimo dei desideri, rubare uno scatto e conservarlo in eterno, lasciare un oggetto laddove non verrà ricordato

7
feticismi dell'ultimora fingendo che tutto sia normale, che io sia normale, niente non va, siete voi quelli sbagliati

8
tornare a perdersi e ritrovarsi invece laddove ci si era persi. voler essere altrove non sapendo di essere nel posto sbagliato al momento giusto

9
è freddo ma mi ci tuffo lo stesso. stringo qualcosa che non posso neppure afferrare

0
gelato e non capisco più che abbinamento sia fragola e cioccolato.

5.03.2012

Rincorrere bus ep.7

Il tempo e i bus sono la cosa più esilarante del momento.
Insieme poi il massimo.
Aspetti l'autobus sotto una pioggia che va a caso e ovviamente senza ombrello. Figurarsi, inutile.
S'avvicina una signorina di tutto punto. Mi dice "Piove". Ma va? Penso.
Non me ne ero mica accorta che piove. No.
Dice "eh ieri c'era sole". Ah ma va? Neanche di quello mi ero accorta. Che cos'ho che non mi accorgo del tempo?
"Prego"..mi fa per salire in bus mentre sommersa da buste della spesa cerco monete per pagare che sia mai dargli un pezzo di carta...il conducente ti si rivolta contro manco gli avessi dato del cornuto. No prego lei, signorina. Va. Mi siedo...non in parte, sia mai. Davanti. E riattacca. Il tempo. Piove. Dicono che non smetterà fino a giugno. Io dico, a giugno non ci sono mica, lei dice, ah che peccato, veniva il sole veniva a giugno!
E invece siamo a maggio e mi tocca tenermi il cappotto mi tocca.
E bere cioccolata calda alle 10 di sera perché mi congelo. E mi viene da ridere. Gente che mangia il gelato.
Perché si parla così tanto del tempo? Perché, penso, cos'altro ti vuoi dire? Già è tanto. Penso.
Penso che al massimo in bus nelle varie peregrinazioni mi è capitato di ricevere qualche pestone, una toccatina al culo, un po' d'ascella in faccia, qualche urla, sputacchi vari, bestemmie al telefono, bestemmia all'autista, gente che cade a causa di frenate, ritardi improponibili. Ecco quando la vita va così ne hai da parlare per 10 anni. Ma qua...al massimo ti becchi l'ovvietà che "piove".
Rendiamo grazie alla pioggia.


5.01.2012

Lettera aperta agli umani votanti sui Sinti

Cari umani,
vi scrivo con un po' di ansia e spero che capiate la mia concitazione.
Voglio parlare a tutti, userò il linguaggio più semplice che conosco. Quindi scusatemi per aver detto concitazione e dirò "sono un po' in ansia e con il nodo in gola".

In Italia è tempo di elezioni, di voti, di preferenze elettorali, di scegliersi la politica. Io non ci sono.
Ma gli stranianti messaggi elettorali mi arrivano fin qui.

Vi scrivo umani perché vi voglio parlare da umana.
Non so se ci siano altri umani che spendono due minuti per farlo con voi, ma io mi ci metto d'impegno.

Sono nata santommasa. Penso che questa cosa sia vista da molti come un difetto. Ma a me i difetti e i pregi non interessa. A me interessa scoprire le cose. Indagare di persona. E studiare. Tanto. Mi interessa farmi un'opinione e un'idea solo dopo averci messo naso, faccia corpo e tutto nelle situazioni.
Faccio questa premessa perché penso sia fondamentale per essere umani e sentirsi tali e potersi chiamare con questo nome.

Ve lo dico perché non mi sono mai accontentata di quello che scrive tizio o dice caio. Voglio andare io di persona a vedere come vanno le cose. Ho rischiato le botte qualche volta, ma in realtà umani vi dico che la maggior parte delle volte rischio solo di avere amici in più che riempiono la mia rubrica telefonica.

Un giorno ho pensato di dover dare una chance della mia santommasità ai Sinti. Sapete quante cose scrivono sui Sinti vero? Alcuni di voi li conoscono con il nome "nomadi" altri li chiamano "zingari", nel mio dialetto li chiamano "singani". Giusto per chiarire, ma solo sono nomi, ma anche i nomi sono qualcosa.

Allora umani...per quanto riguarda il chiamare i Sinti nomadi vi ingannate un po'. Il nomadismo non è più cosa per nessuno da diversi anni. Spostarsi per 1 2 mesi all'anno è cosa che fanno un po' tutti. Ma non penso che voi umani gagi vi definiate nomadi perché andate in vacanza in Grecia per 2 settimane...vero?
Quindi no, i Sinti sono stanziali. Si dice così. Vuol dire che stanno fermi per la maggior parte del tempo nello stesso posto per tutto l'anno per molti anni.
Quando leggete nomadi sul giornale pensateci su una due volte.

Poi sulla parola zingari io sorvolerei. Non che non sia interessante per carità, ma l'escursus storico sul significato non è sede. Poi già ho scritto escursus, eviterei di andare oltre. Semplicemente è una parola brutta. Un po' come terrone per riferirsi agli abitanti del sud italia. Non è carino vi pare? Lo so che non abitate voi umani italiani in una terra nota per essere politically correct, che vuol dire essere politicamente corretti, non corrotti, ma vi chiedo uno sforzo. Ve lo chiedo perché siete umani e non polli quindi penso che per 3 minuti possiate riuscire a non farvi passare brutte parole per riferirvi a un altro umano come voi.

Nota per i più scettici. Non vi sto trattando da imbecilli. Lo so che qualcuno l'ha pensato. Per fugare ogni dubbio vi dico che anche io ho alcuni pregiudizi. Non sarei umana a non averli penso. Ma penso anche che me li abbiano insegnati, come mi hanno insegnato a parlare o a scrivere quando avevo 6 anni. Fa parte del mio bagaglio culturale personale. Non mi piacciono, cerco di evitarli. A volte però cado in trappola, senza saperlo. Però ci rifletto. Riuscire a fare questo sforzo due minuti? Ripeto che il rischio è in positivo spesso. Quasi sempre.

Circolano tante notizie sui Sinti. Vorrei chiedervi se ne conoscete uno. Uno per nome. Non come "quello che..". Come si chiama proprio, di nome. Niente? Va bene. Le notizie che circolano sono del tipo che "i nomadi rubano", "sono sporchi". Cose così. Vorrei dirvi che quelle non sono notizie. Al massimo è gossip, ma purtroppo in realtà sono solo pregiudizi e stereotipi. Ci son ricascata nelle parole difficili. Allora vi dico che sono bugie. Come è bugia dire gli italiani (che poi comprendono anche i Sinti i Rom e un sacco di persone che sono nate qua etcetc) sono bianchi, sono cattolici, sono mafiosi, sono bassi.
Adesso è anche vero che qualcuno è una o tutte le cose. Però bisogna anche prestare un po' di attenzione. Insomma bisogna anche perderci due minuti a scoprire le cose. Perchè se il giornale mi dice che i nomadi sono ladri io poi penso che in carcere i ladri siano tutti nomadi oppure penso che sono tantissimi i nomadi perché tutti ne parlano e quando tutti ne parlano allora sono tantissimi. Ve lo siete chiesti quanti sono?
Forse no...allora vi chiedo...secondo voi quanti sono? Sparate un numero. Non so cosa avete risposto ma tiro ad indovinare avete detto... 2 milioni? 1? 4? 500.000?
No. Niente di ciò. Sono tanti quanti i cittadini di Piacenza + quelli di Rovigo. Circa 170.000.
Per farvi un esempio, facile, son quasi sicura che un albanese o un rumeno lo conoscete per nome. Magari è un vostro vicino. Son sicura perché anche loro sono ladri, secondo i giornali, ma sono di più quindi vi sarà capitato di conoscerne alcuni.
Qualcuno starà già dicendo "ma quelli che conosco io non sono ladri". Ci scommetto. Perché siamo umani.
Già.

Magari adesso tornate a pensare se conoscete un Sinto. e deve essere Sinto e ladro. Ma è uno. Uno statisticamente parlando non vale granché. Uno su uno che conoscete farà anche 100%, ma cosa mi dite degli altri 169.999?
Ci vuole tempo a conoscerli tutti. E vi dico che in effetti si fa prima ad ascoltare il giornale che ad essere santommasi. Ma quello è il mio mestiere non vi sto dicendo "andate a conoscerli tutti e poi tornate con le statistiche" no. Vi volevo far riflettere un minuto. E ve l'ho già detto qual'è il rischio.
Poi lo so che non è nè questione di numeri nè di statistiche. Dovreste saperlo anche voi.
Vi dico che io sono ancora viva, ho ancora il mio cellulare, il mio pc, e quant'altro, pur conoscendo Sinti. Conosco anche rumeni ed albanesi e nessuno mi ha mai stuprata. Ve lo volevo dire per tranquillizzare chi di voi è ancora con il naso sul giornale e pensa "sei stata fortunata". Mi spiace umano che lo dici ma io non credo alla fortuna. Da santommasa mi son presa la briga di parlarci con questi umani, da umani, con problemi da umani, tipo il mangiare, bere, espletare i propri bisogni, e cose così. Ma poi ho anche parlato di altro, perché quelle tre robe lì sono anche da animali. I cani non parlano ma se lo facessero vi direbbero quanto schifo fa la bustina del cibo e che devono andare a fare la pipì adesso ora subito datti una mossa ad aprire la porta. Quindi siccome io mi reputo umana e se scrivo e voi leggete vi reputo allo stesso modo ho anche parlato d'altro.

Tra le altre cose di quanto siamo stupidi noi gagi, ignoranti, sporchi, bestemmiatori, arroganti.
Sì. E diciamo sempre che dobbiamo andare al bagno.
Qualcuno mi ha detto "ma tu no". Certo. Io no.
Ci sarà qualcuno che, ma io no.
Poi ho detto che io veramente bestemmio e che veramente dico quando devo andare al bagno. Non ci avevo mai pensato. Grazie per avermelo fatto notare, ho detto. Prego. Mi ha detto. A voi lo dico perché fa ridere. Vi farà pur ridere no? Ma son sempre stereotipi. Mia nonna mica lo dice quando deve andare al bagno. Sei matto? è vergognoso dirlo.

Poi ho preso un giornale. Io ridevo. Qualche Sinto si è un po' arrabbiato/a per quello che c'era scritto. Poi abbiamo riso perché erano bugie e ci siamo bevuti un caffè.
No per dire i giornali dicono un sacco di cose no? Mica son vere. Lo dicono per vendere, sai com'è devono pur campare i giornalisti. Ma sono umani anche loro. Son sicura che se mi ci metto da santommasa un caffè esce fuori anche con loro.

Ci proverò.

Con affetto,

L'umana

4.29.2012

polli

polli wants a cracker.

sì polli.

polli vestito da pollo.

polli in vetrina.

polli tandoori.

è tutto un pollo.

ho dovuto sbatterci il naso contro per capire che dentro quel costume sudato non c'era uno che faceva pubblicità all'ennesimo baracchino di pollo fritto ma uno che andava a ballare insieme all'amico banana e a supermario.

potevo aver bevuto. e no.


4.28.2012

Personal Space. ep. 6

Che cos'è lo spazio personale?
Domanda che non mi sarebbe mai venuta in mente in Italia, lo ammetto.
Domanda che non mi sono mai fatta in giro per l'EU. Mai avuto bisogno.

Ma quando vivi per un po' in un posto dove le persone che ti passano a 20 cm di distanza senza sfiorarti nemmeno dicono "Sorry" un po' imbarazzate...forse è il caso che io mi chieda che cos'è lo spazio personale.

Io non so se son nata in un paese dove non esiste, se sia una cosa della mia famiglia e delle persone che conosco, o sia generalizzabile, non so. Io so solo che io, lo spazio personale, non so che sia.
Non so cosa sia il mio, figurarsi se so cosa sia il tuo.

Non è che non me ne freghi. Semplicemente è un concetto che non mi appartiene e che se anche me lo spieghi potrò far finta di capirlo ma non lo capirò davvero. Non son nata antropologa.
Quindi al massimo arrivo a capire che è meglio se ti cammino ad un metro di distanza. E che è meglio se trovo un posto vuoto del tutto in bus.
Non mi deve passare per il cervello di sedermi al tavolo con uno sconosciuto anche se il tavolo è per otto e tutti gli altri sono occupati. Meglio prendere un caffè da portar via.
Se non ti sento ti urlerò da un metro che non ti sento. Se il bus ti sta per prendere sotto mollerò un urlo, sia mai toccarti il braccio e fermarti.
Sia mai occupare il bracciolo di una poltrona dove sei seduto te, potrei arrecarti un danno psicofisico.
Se cadi non posso rialzarti, mi dispiace.

Sarò ingenua. Sarà che posso permettermi di fare quel che voglio perché mi metto al riparo dicendoti che tanto, sono pazza, no problem, sarà. Sarà che alla fine non penso che invadere il tuo spazio sia offenderti. Sbaglio. Lo so, ma sono pazza, te l'ho già detto no? Quindi non sono polite per niente.
Quindi se quando cammini io ti scontro, nel senso che ti cado addosso non che ti passo vicino, I'm sorry, I'm italian AND crazy.

4.25.2012

I won't surrender


I won't surrender - anche se ci provi a sconfiggermi

I will fight better - conosci il nemico per disarmarlo

you lock me out - si fa prima così

you knock me down - perché la forza è l'unica cosa che hai

but I will find my way around - per riuscire a uscirne

I won't surrender - fino alla fine

this is war - this is love

Di tutte le cose che ho provato a fare...non ho mai iniziato a gestire il nervosismo o la rabbia o il fastidio se non in modo "offensivo". Incazzarsi. è forse l'unica via per chi si sente predestinato all'ira.

Poi ho deciso che forse non ero proprio predestinata a niente. Quella è una cosa per religiosi. credenti. quello che è. Io no. Allora forse potevo fare qualcosa di diverso, per una volta. Provare. Per una volta.
Cosa mi costa provare. Tempo qualcuno dice. Come se tempo e denaro fossero davvero amici che girano a braccetto il sabato pomeriggio. Non mi costa niente, in denaro. Niente di più di quel che già spendo, intendo. Non un euro in più sulla bolletta del telefono. O per un caffè.
Non mi costa tempo. Perché quello lo sto impegnando già. Sempre che io sia una che crede anche a sta menata del tempo. E no. Quindi provare a prezzo favorevole, vedi alla voce gratis.
Non fosse che è uno sforzo immane.

Mettere in fila le parole giuste. Inoffensive. Sono incazzata. Adesso come si fa?
Come te lo dico? Non voglio offendere te, come sento che tu hai offeso me. Come sento che tu dai per scontate cose, io non vorrei farlo. Non voglio dare per scontato niente e non voglio comunicarti questo. Ma neppure che sono incazzata, ti voglio dire. Ti voglio dire COSA mi fa incazzare e PERCHÉ.

Questo è più di quanto io possa fare. Molto più che fregarmene. Fregarsene è il male di tutti. di tutta l'umanità.

Allora provo. Mi butto senza rete. Con parole che non sono mie pur essendo mie con una cautela mai usata. Con un'intensità e una concentrazione tale che il solo provarci mi procura mal di testa.

Poteva andare malissimo. La peggiore previsione, fregarsene, non s'è avverata.
A me già questo basta.

Mi son buttata. Ho fatto. Bene o male non mi interessa. Adesso, almeno, non son più incazzata.



4.21.2012

think less. ep 5 (?)


sono frustrata. lo ammetto.
corro per prendere il bus e quello non passa. perché vado in orario, mi chiedo, quando SO ormai, LO SO, che quello passa con 2 3 anche 5 minuti di anticipo. O si son tenuti larghi con lo scrivere gli orari, o niente è simpatia portami via.
Intanto piove. non c'era dubbio. bene.
aspetto. arriva salgo grazie e arrivederci. 2 fottute sterline e 30 per cosa 5 fermate? 6 forse.
cambia bus e compagnia. quindi ripaga il bigletto. 2 e 10. m'è andata meglio.
e poi un viaggio lungo una vita. a metà strada mi sento in un altra città...finisco in collina o semi collina. ci sono solo cavalli e le case dove son finite? poi dal nulla un centro commerciale. una vida di negozi. un distributore di benzina...sarò arrivata?
corro dal conducente, sikh, e mi vien da ridere. mi vien da ridere perché penso in italia non l'ho mai visto un conducente con il turbante. è bellissimo. il turbante.
mi dice no signorina non è arrivata. sono esterrefatta. penso che tra un po' vedrò la scritta "wales" o "ireland" o qualcosa del genere. non son convinta che il conducente abbia capito. lo chiedo alla vicina di posto. ma...mi dice "don't know". oh gosh. penso proprio OH GOSH e penso che sono idiota. cosa penso oh gosh a fare, cazzo. ma dove accidenti siamo? tornano i cavalli.
uno dieci cento. e due tre case. in fila. rosse.
mi dice di andare e scendere mi fa il segno con la mano. e dice quella è la scuola. grazie dico. e bye. i conducenti si salutano sempre. se non lo fai sei uno stronzo assoluto.
bene. ma io non devo andare alla scuola.
fermo la prima che passa.
mi scusi dov'è bahaha lodge. e lei lì...ma no signora accidenti quella è bahaha lodge ROAD. non è un palazzo è una strada. accidenti a te. capisco poco d'inglese mi sa o anche lei non è di qua. allora chiedo l'ufficio dei travellers, dov'è? EH? accidenti. non c'è il numero. solo il nome del palazzo.
non lo sa. mi manda a chiedere dal farmacista.
mi sento in un paese.
quando ti perdi e non sai qualcosa o vai dal giornalaio o dal farmacista o al bar. ma qua i bar non ci sono. e il giornalaio non lo vedo. sono in ritardo.
e se avessi sbagliato strada? tra lodge road, road, park road, park, drive, park drive...son sempre le stesse strade. metti che ti dimentichi di dire lodge  ROAD e dici solo LODGE finisci a un kilometro di distanza.
son sicura di essere fuori città. non può essere città qua. non dopo una fottuta ora di bus.
corro dal farmacista. e vedo un cartello. bahaha lodge. oh cazzo. era anche ora.
suono. no busso. con quelle maniglie di ferro che fa tanto medioevo. quella c'è.
ce l'ho fatta.
al ritorno ho un passaggio.
nel mezzo...più di quello che mi sarei aspettata di trovare.
un solo pensiero, ma io, che accidenti provo a fare con i prof delle università?