4.18.2012

del british caffè e del rovesciamento. ep 4

nelle tv italiane passa spesso una pubblicità con george clooney come protagonista. fa il figo. ma non riesce totalmente. è un po' una presa per il culo di george che ormai va per i 60 mi sa. o almeno è quello che vogliono farci credere. in realtà nella pubblicità la donna che lascia georgino nostro ad un palmo di naso altro non fa che essere vittima perenne della "fascinazione".

poi c'è st'altra pubblicità in UK. non c'è nessun george. solo una signorina intenta a sistemare casa perché sta arrivando qualcuno. entra il marito stropicciato. che va a preparare un caffè e torna adone. la donna è pur sempre vittima della fascinazione ma sta volta non ne è protagonista diretta.

due caffè, due uomini, due donne. il messaggio è circa lo stesso. uno è "non sei abbastanza giovane per me" rivolto al george e l'altro è "ridotto così non ti voglio manco per sistemarmi la lavatrice". la prima donna però se ne va lasciando georgino ad un palmo di naso. la seconda rimane a vedere la trasformazione del rospo in principe.
in entrambe la donna è la principessa. non se ne scampa.
non sono racchie. sono "normali". eppure a me mi fan nervoso tutte e due.

il problema non è avere l'uomo fascinoso che entra dalla tua porta quando meno te lo aspetti.
il problema è avere l'uomo fascinoso ANCHE essendo racchie. e mandare a farsi friggere georgino ANCHE essendo racchie.

paese che vai, disagio che trovi, mi vien da dire.
shame on me. come sempre.

4.13.2012

Che palle

"Why are you here?"

Non lo so. Me l'hanno chiesto in almeno 10 persone diverse.
Scegli un posto a caso. Giusto per...a me è capitato 100 volte.
Non penso di essere l'unica.
Non penso di avere niente di nuovo da dire. da dare. condividere. cosare.
Qui, o lì, cavolo cambia?

Incrocio gente con braccia stanche, facce tremolanti di vite strette. Incrociano il mio sguardo, annoiati, tormentati, con sorrisi inutili e vuoti.
Poi ci sono i burattini. Poi. Ma che me ne frega infondo di quei burattini lì o qui ovunque.

Hanno tagliato l'albero in modo brutale.  è mutilato. povero eucalipto. nessuno dovrebbe prendersi la briga di tagliare un albero a quel modo. cosa accidenti gli prende a questi tagliatori d'alberi?

La gente che litiga sul nulla del nulla per nulla. Che palle.

La gente.

Che palle.

Beviamo dei vini schifosi che non sanno di niente. Sanno di pietre rotolate nel fango. Sanno di bruciature di sigaretta, di moquette bruciata, di barbie cotte al sole. Però li beviamo e ahahaha. Ma un tappo a vite sul un dannato vino come cazzo si fa a mettere?! Non so niente di vini e di caffè. 
Mi va bene tutto.

Son pur sempre una donna. Non posso sapere ed avere niente di serio da dire. FIGURARSI.

Che palle.

Ho sentito una brutta canzone per radio. Non ricordo quale fosse ma era una cosa orribile. Che palle.


4.11.2012

And the winner is...

"Premio speciale della giuria.
Eggià, ve l'avevo detto no che avrei vinto solo quello.
Ci risiamo, ennesima volta ennesima, che vinco al massimo un nominato o un speciale di giuria.
Primo posto. Mai.
Ma manco il secondo.
Nel bene e nel male son sempre di lato, di traverso. C'è tutta quella gente che perde, perde con una capacità di perdere indescrivibile per me.
Cioè sono perdenti reali. Non vincono mai. Ma lo sanno. Partecipano per il gusto di.
Mi piace chiamarli amatori. Amatori di questo e quello. Discutono del loro "lavoro". Arrivano ultimi, o sedicesimi, e va bene così.
I primi della classe invece non li tollero. Sanno che arriveranno primi. E litigano anche per il secondo posto.
E poi ci sono io. Io non so perdere. Eggià.
Perdo nel modo sbagliato. Qualcuno mi nomina. Mi fanno i complimenti. Ma non è il momento. L'ora. Il tempo. Fuori piove e non è giornata. Sei avanti, sei indietro. Questo l'han già fatto. Meglio ovviamente (è sottinteso, ovviamente). Insomma io quando perdo non perdo di brutto.
Nel tal caso sarebbe bellissimo.
Se un giorno potessi essere ultimo...oh come sarei contento di me.
Invece no. Davvero. Ve l'avevo detto ma voi mi incitate. Vi piace vedere che mi colgono in fallo, siate sinceri, per una volta."



4.05.2012

regular as usual. episodio 3

Ci son due cose che mi inseguono, sempre, quando viaggio.
il tempo e il caffè.

il caffè è una costante dolceamara dei viaggi.
posto che vai caffè che trovi.
sembra l'argomento più interessante per lo straniero di passaggio.
alla turca, expresso riciclato, riscaldato, lunghissimo, amaro, stufato.
posto che vai, ore di conversazione sul caffè che trovi.
chiunque legga avrà visto e assaggiato sicuramente più caffè di me.
quindi se le banalità vi han rotto, fatevi una doccia calda e non pensateci più.
so che l'espresso è una chimera.
per me malata di riciclo di caffè va benissimo che manchi.
a me non manca.
ieri nevicava.
è aprile. non sono così tanto a nord. non mi aspettavo la neve. ma del tempo parlo poi.
dunque nevica.
ma qui è aprile, è estate, quindi perché mai attivare il riscaldamento?
penso sia una cosa di casa, ma anche nei luoghi pubblici lo lasciano spento (salvo nei bus).
mi serve un caffè salva pomeriggio.
o un tè.
ma non so cosa aspettarmi se chiedo un tè. non è un selfservice il bar della biblioteca.
devi interagire. con tutte le poche forze che hai, con il fiato ghiacciato in bocca, devi andare lì e chiedere un caffè. il tè no perché metti che mi chieda quale tè e io non capisca. insomma non voglio farmi figure. ci son solo studenti asiatici.
e l'unico non è il barista che dalla stazza e dal colorito e dal tono di voce non è proprio un immigrato dell'ultimora. non voglio chiedere un tè di cui non so che farmene. penso che non sono in italia e a nessuno verrebbe in mente di chiedermi un caffè come? insomma la trafila di richieste astruse sul caffè espresso non dovrebbe esserci.
che dovevo chiedere? a coffee? some coffee? come si chiederà? mentre son lì che cerco delle monete con cui litigo ogni giorno sparo semplicemente coffee...cioè anche l'asiatica davanti ame aveva fatto la stessa roba con un accento british perfetto e il barista era sereno. quindi coffee e bòn andrà bene no?. NO. mi dice akaopkhneakmshs regular? yes. non ho capito ma yes fai quel che vuoi tanto non me lo dai espresso quindi va benissimo. regular. chiamasi anche regular la pinta di caffè.
formato tè ma è caffè. benissimo. ho freddo. va benissimo il litro di caffè marrone chiaro bollente. sorrido al barista. thanks.
regular. ahksinslsjdns. o quel che vuoi.

il tempo.
la parola tempo ha troppi significati. mi piacciono le frasi come dai tempo al tempo o il tempo guarisce tutte le ferite. sono belle frasi e comode da dire con quella gente che conosci poco. non sa che dire e allora infili un non ci sono più le mezze stagioni (sempre tempo) o rosso di sera bel tempo si spera (tempo). molte di queste frasi riguardano il tempo.
il tempo è anche l'argomento di conversazione preferito con gli sconosciuti, con gli anziani, con le persone che non sono nel tuo stesso posto nel tuo stesso momento (tempo).
che tempo fa? mah piove, caldo, nevica.
nevica. già detto.
e poi c'è il tempo dell'orologio.
tira indietro un'h no mettila avanti. sono le 7 ma c'è già buio e con un'h avanti no indietro non si capisce più un cazzo.
tengo due orologi. e poi non li consulto. ho fame? mangio. sonno? dormo. tanto la biblio fa 24/24 quindi non devo preoccuparmi degli orari no? tempo.
chi ha tempo non aspetti tempo.
il tempo è denaro. in italia appena piove c'è uno dei migranti dell'ultimora che ostiniamo a chiamare vucumprà che sfoggiano ombrelli in tutti i colori possibili. per costoro il tempo è proprio denaro.
qua se inizia a piovere ti scordi i vucumprà. piove. piove. non è un problema questo tempo.
il tempo è denaro nel senso di chi ha tempo non aspetti tempo. e via di corsa. e who cares?.
mi manca il vucumprà dell'ultimora.
e il mio preferito ogni cosa ha il suo tempo.
c'è una stagione per i frutti e una per i fiori. una per le foglie per crescere l'altra per cadere.
lessi un libro che divideva il tempo in cavalli (se vi capita il libro è tre cavalli).
io lo dividerò in caffè. perché no?
c'è un tempo per l'orzo. uno per il caffelatte. uno per il caffé pasticciato e uno per il caffè amaro.

due argomenti di conversazione, una sola frase.
dono della sintesi, mai come ora.

4.01.2012

coal what? episodio 2.

in ordine sparso e casuale.
le improbabili comunicazioni gestuali.

albero, koala, recipiente a forma di ancora, coal. ovvio no?
sapevatelo che vendono migliaia di caminetti aperti da giardino per scaladarsi d'estate.
sono belli. chi se ne frega che fuori di qui sono inutili. ne voglio uno.

anni di lezioni di inglese, film e telefilm. buttarli al cesso quando un cameriere tenta di spiegarti in modo più veloce possibile le 10 diverse birre alla spina.
saper di poter muovere la testa per dire sì o no, è quello che ti svolta la serata.

fatti, non cazzate.
in auto rischio di svenire ogni volta che qualcuno sfreccia dal mio lato.
stare seduti senza il volante davanti. tentare ostinatamente di salire dal lato guidatore. senso di nausea ogni volta che si deve andare a sinistra a un incrocio.

mi abituo a tutto, in fretta, sempre e subito. dammi da mangiare quel che ti pare. da dormire dove vuoi te. un cesso qualunque. una doccia, possibilmente calda. e siamo apposto.

ma la macchina al contrario no. cervello non rimandermi secco.

ah la benza qua è a 1,333 circa. cioè a 1,60 circa. cioè comunque meno considerando che qua costa tutto un po' di più.
insomma bello schifo avere la benza a meno e dover girare contromano. che cosa inutile.

3.30.2012

l'improbabile saga di un expat. episodio 1.

gli italiani gesticolano.
penso sia l'unica cosa che accomuna me, un qualsiasi anziano della valtellina e maria dalla puglia.
sul caffè ho già scritto.
sul cosa NON mi porterei MAI via dall'Italia meno.
diciamolo. il formaggio. tenetevelo, TUTTO.
chiusa parentesi sull'italiano.
gesticolo. se non so bene le parole.
se le so ma voglio far notare "il punto"
o se ti voglio comunicare altro.
questo mio gesticolar furioso mi porta a fare conoscenze sconcertanti.

prendi oggi.
un'italiano x che arriva in areoporto. non sa da che parte girarsi.
in italia non ci sono indicazioni.
qua anche troppo complete.
allora gesticolo per cercare cose nella borsa o che ne so.
ho bisogno di sapere se questo bus va dove voglio io o no perché l'insegna dice una cosa e la fermata un'altra allora non so bene che fare.
se parlo inglese qui mi ridono dietro.
non ho voglia di farmi figure alla fermata del bus.
no.
poi quello di fianco a me risponde al telefono.
è notevolmente del bangladesh.
non che io sia razzista o robe del genere. ma anche lui gesticola ben bene in una lingua a me sconosciuta ma conosciuta.
il cingalese o singalese. lo riconosci se sai come fare.
sento che non può aiutarmi.
sono sconsolata nel ravanarmi nella borsa.
quando riagghianciando afferma un bel ciao.
e penso. ciao, ci siamo.
poi penso, ciao lo dicono tutti non fa testo.
ritorno a ravanare quando lo sento affermare con convinzione
madonna.

MADONNA.
deve saper l'italiano.

l'italiano impreca.
credente o no impreca.
sempre
e
comunque.

oh un bangla italianizzato qui.
fantastico.
tempo 10 minuti e so tutto
dove vive
con chi
da quanto
quanto costa la sua casa
dove trovo cibo a basso costo
dove non devo andare da sola di notte
il prezzo della benzina oggi in italia
come funziona il sistema scolastico inglese
la faccia di suo figlio
quanto paga d'affitto
il calabrese che gli ha fatto la cresta sul trasloco
i milanesi che non picchiano i bambini
che squadra tifano i miei vicini di posto
dove siamo ora

alla fine ne esco con 3 indirizzi.
2 numeri di telefono.
e ho l'impressione che nel mezzo abbia tentato di vendermi l'auto
una focus del 2001 con 83000 kilometri usata poco in città.
500 euro.
un affare, se volete.


3.26.2012

nemesi, o l'antimimesi, o hippopolla

quando in una casa quadrata trovi una finestra tonda può significare solo una cosa: qualcosa sta cambiando.
una volta sognavo case rotonde. a sfera non proprio, bastava cilindriche.
ogni volta che passo davanti ad un silos di pietra abbadonato penso che sarebbe bello viverci, come nei fari, e mettere i mobili al centro e correrci intorno.
per ora mi accontento della meno spregiudicata finestra.
7 pioppi, uno più basso degli altri, spuntano dai tetti. sono la greghetta delle stagioni della finestra.
suono e rumore. grigio e rigore.

ho collezionato pensieri tristi nelle scatole come si fa con le cianfrusaglie che non puoi buttare, i calzini spaiati dal '26, i pennarelli della giotto secchi del '95, i libri di scuola a 10 anni dalla fine dell'ultimo anno.
in ordine sparso, confusi, senza poterli ripescare se non ancorandomi a ricordi che dovrei ricostruire.
ho ritrovato un libro indimenticato che s'è dissolto nei giorni estivi.
devo averne persa qualche pagina in francia. lasciata lì a marcire sul bordo del fiume o mangiata dal pescigatto di turno.

mi piace pensare che qualcuno sedendosi su quella riva non pianga, ma trovi una pagina scritta a carattere 9, sbiadita e incartocciata dal tempo e si chieda da dove venga, dove vada, di che libro si tratti, sarà una storia triste o divertente, d'amore magari o un giallo.
mi piace pensare che quello che la trova conosca il libro. mi piace pensare che questo che conosce il libro pensi a uno che ha letto lo stesso libro come a un amico di libro. un amico lontano, sconosciuto, con cui condividere qualcosa. mi piace pensare che questo che la raccoglie se la porti a casa in ricordo di un'amicizia di una pagina. che la custodisca gelosamente dentro una di quelle scatole di cianfrusaglie e magari si metta a scrivere un post o quello che vuole un giorno su quella pagina di libro trovata in francia sul bordo del fiume.

io intanto son senza pagine di libro. e quel che rimane è un accartocciamento stratificato di unilità letteraria.
ho letto un  libro in lingua straniera, in 10 giorni. è tutto quel che rimane di quel libro.

non la storia del suo protagonista.
non la capacità del suo scrittore.

potrei dire lo stesso di hippopolla, o dell'ippaffa.
invece farò altro. magari un amico di ippaffa si farà vivo e mi sentirò meno sola.

o forse no.