4.15.2011

esercizi

esercitarsi per divertirsi.

esercizio stilistico inutile, fine a sè steso ma pur sempre divertente.

Io sono un

Io sono un articolo

Io sono un articolo indeterminato

Io sono un numero uno

Io sono un, do tre

Io sono un fante, cavallo e re

Io sono una regina o donna

Io sono una foglia

Io sono una mosca

Io sono un fastidio

Io sono un ronzio continuo

Io sono un lamento

Io sono un’ auto usata

Io sono una cima mozzata

Io sono una roba lavata e non stirata

Io sono una mozzarella fuori dal frico

Io sono uno yogurt acidino

Io sono un riflesso

Io sono un reflusso

Io sono un fruscio

Io sono un addio

4.04.2011

in fila per due col resto di uno

4 aprile senza pretese passi a mie spese

dimentico oggetti antichi in giro per casa come fossero cartoline macchiate di luoghi mai visti.
chi è mai stato a new york?londra?san giminiano?
chi ha mai calpestato quei suoli e fissato quei cieli?
e così i miei oggetti sparpagliati senza ordine, rovesciati, aspettano solo che la polvere dei ricordi li ricopra.

e io allo stesso modo passeggio su e giù senza accorgermi che è primavera già. che la neve non c'è più e mai più ci sarà. che questo mio vanverare di stagioni non mi pesa più.

raccolgo margherite e faccio ghirlande, da poco ho imparato come si fa. da piccola dimenticavo come fare e smettevo ancor prima di iniziare. ad oggi odio i fiori.

3.08.2011

Nuvole che fanno piovere

E non siamo una data sul calendario.

l'otto di marzo del 2011 sarà come ogni ottomarzo passato a pensare che le donne sono un giorno segnato sui calendari appesi al muro, una parentesi tra il carnevale e la festa del papà. Una data né più né che san valentino, il quindiciagosto.

Siamo una data. Ogni anno ci festeggiano, ci portano dei fiori (brutti e puzzolenti), come fossimo tombe. Siamo il duenovembre. Un duenovembre tutto femminile. Depongono sugli altari appassiti dei nostri giorni infelici dei meri sorrisi di circostanza. Non siamo l'altra metà del cielo. Siamo la parentesi involontaria che si apre e si chiude per un giorno all'anno. Siamo l'ooops nelle frasi aggiustate e corrette nei discorsi sul lavoro, sul calcio e sulla politica.

Siamo il margine. Quelle lettere che scappano dalla penna e vanno al di là di quella linea violacea. Siamo da cancellare con il bianchetto. O più velocemente siamo da togliere.

Non siamo una data. Eppure come tale siamo trattate.
Ci distinguiamo per poche cose, e per meno veniamo ricordate. Siamo l'erba amara del contorno della portata principale. Ma per un giorno all'anno siamo il piatto principale, pronto per essere mangiato alla svelta.

Sono 364 i giorni che scorrono in sottofondo in questo giorno, e "cosa vuoi che sia" nessuno oggi ci fa caso, eppure mi pare che 364 pesi molto più di 1.
Che valore potremo avere se veniamo piazzate nel calendario insieme alla luna calante, a San Marco e Santa Caterina, al rosso di domenica e perchèno mettiamoci anche il sabato.
Che valore potremo avere mai ad essere una data, ad essere trattate da data e ricordate come data.

Non voglio essere festeggiata, non c'è niente da festeggiare.

2.14.2011

scotta

La pelle al sole profumava di miele caldo.
La schiena sfiorava la sabbia scottante e i piedi bagnati dall'acqua fredda del fiume assopito.
Giocavamo con i capelli tra le dita, la mano a schernire i raggi tiepidi, i sorrisi immediati.

Venne l'inverno a raggerlare gli animi.
Pietrificati, mummificati, attesi, i sorrisi non più in là ci condussero di dove già volevamo arrivare.

Nuova linfa invernale, cogliendo più che quello che lo sguardo può dire, le mani fare, la mente sognare.

Esitando non s'arriva, si parte. Si parte e questo è quanto.

1.24.2011

il 15 - 18

da adolescente avrei odiato il teatro degli orrori.
li avrei trovati orridi, orrendi, orrorifici.
li avrei messi al bando insieme ai marlene kuntz e a gruppi di cui ora non ricordo neppure il nome.
manifesto insensato, noioso, pomposo (fintamente non), dei miei 15 - 18.
i 15 - 18 sono una guerra, una guerra personalissima, che ognuno porta avanti contro tutto il resto del mondo. col sorriso sulla faccia o con le armi in braccio non fa poi molta differenza.
si combatte duro, anche contro la musica.
nei miei 15 - 18 ho combattuto duramente contro la musica, perdendo amaramente.
eroina di molte battaglie non ho ancora capito se la guerra l'ho poi vinta. davvero non me lo chiedo.
ovunque, negli spazi del 15 - 18, c'era musica e ovunque una musica che non volevi sentire.
troppo forte, troppo lenta, troppo...
durante la guerra non si ragiona, non si tengono le giuste misure, le distanze, e tutto sembra di contrasto.
finita la guerra non trovo ragioni comunque per sostenere proposizioni positive a riguardo di ciò che sento. posso però smettere di tenere in mano il fucile.

12.16.2010

caigo

giornate di caigo. la galaverna è arrivata.

in senso non metaforico lo spessore degli aghi di ghiaccio depositati sui rami secchi degli alberi asciutti, non intende diminuire. rende preziose le chiome del cipresso agli occhi di chi le guarda.

in senso metaforico l'ignoranza persistente ora è meglio nascosta e non la si teme più.

effetto della galaverna di fine 2010. paese di ghiri, si spera che la primavera arrivi presto.
dormiente è la nostra coscienza. dormienti sono i sensi, così stanchi, così usurpati, da essersi scordati di noi.

eppure il vento soffia ancora, soffia sulle candele spente del compleanno del secolo scorso.

12.15.2010

osando-oziando

a volte si corre, si corre si corre, senza più fiato e corri corri corri ancora corri. sfinito.
10 anni di corsa, come forrest, e poi fermarsi e dire "sono un po' stanchino"
sono un po' stanchino di correre, di aver corso, per niente.

per la gioia di correre? ma quale gioia, sei senza fiato, gli occhi bruciano perché il vento soffia forte, e c'è la neve, e poi c'è l'acqua salata, non vedi, non senti, perché corri corri e corri e senti solo fruscii, suoni senza melodie, parole senza significato, e corri...corri.

e mentre corri, attraversi speranze, aspettative, illusioni, delusioni, ma è tutto veloce, tutto distante, tutto freddo o caldo o ghiacciato o infuocato, ma sei comunque troppo distante per accorgertene, perché devi correre, non importa come, importa solo il cosa: la corsa.

e allora via, giorni...mesi...anni...e la corsa si fa sempre più serrata, non dà spazio per respirare.

le suole, queste sconosciute, si sono devastate, le scarpe si sono perse per strada, i piedi non ci sono più, le mani sono un pugno, i denti digrignati, i vestiti sporcati, e si corre, si passano gli altri, dietro di noi, davanti a noi e già superati.

inizi pensando alla corsa verso l'ignoto futuro. corri e ricordi il passato. corri così tanto che ti rimane solo la corsa: il passato è un ricordo sbiadito, il futuro qualcosa che non incontrerai.

e adesso "sono un po' stanchino" e devo re-imparare a camminare. senza correre.